giovedì 11 settembre 2014

The BEST is yet to come (ma, forse, anche no).



Frase da SMEMORANDA, frase che sta bene su una fotografia che vuol dire tutto e niente, frase che per disperazione uno può continuare a ripetersi.

Sentita e risentita. E se, invece, non fosse così?

Passiamo il tempo a fantasticare su quanto saranno belle le prossime vacanze che stiamo progettando con tanta cura;

Passiamo il tempo a pensare quanto sarà bello avere più tempo libero quando nostro figlio comincerà l’asilo;

Passiamo il tempo a pensare quanto sarà liberatorio andare questa sera a liberare un po’ di endorfine in palestra;

Abbiamo passato il tempo ad immaginare quanto sarà molto più “figo” andare all’università;

Abbiamo passato il tempo a sperare che gli esami finissero in fretta per dare ‘sta benedetta tesi, per incominciare a lavorare, per renderci indipendenti…e potrei continuare all’infinito…

E se invece il momento fosse solo “qui ed ora”?

E se tutto quel tempo impiegato nelle attese fosse tutto tempo sprecato?

Forse ogni momento che stavamo attraversando allora, anche se lo ritenevamo noioso oppure faticoso, valeva la pena di essere vissuto ed assaporato in un altro modo.

Sento che gli anni passano, sento che non posso più permettermi di sprecare il MIO tempo.

Oggi sono qui. Oggi mi è data la possibilità di fare. Qualcosa. Qualsiasi cosa.

La devo fare, ma, stando ben attenta a riporre tutta l’attenzione che ora merita.

Perché non tornerà MAI più e probabilmente non posso più dirmi: 

“Ma sì, in fondo ci saranno altre occasioni.”


martedì 15 aprile 2014

Il bello in ognuno di noi.

"...Però lei è brutta…”
“Non si dice che qualcuno è brutto - esteriormente -, ogni persona ha qualcosa di bello. Possono essere dei capelli fluenti, possono essere degli occhi profondi, può essere un bel nasino. Se guardi attentamente le persone riuscirai a scorgere in ognuno qualcosa di unico, di speciale. Dai, ora dimmi, cos’hai tu di bello?”


“Te, mamma.”
Ha sempre la capacità di lasciarmi senza parole!

venerdì 24 gennaio 2014

Marrakech: come i miei occhi l'hanno vista.

Sono stati due giorni, solo due ma davvero intensi.
Solo per noi, senza figli e senza pensieri, con i ritmi scanditi dalle NOSTRE esigenze. Me li sono goduti, mi sono goduta ogni momento...dal decollo all'atterraggio di quell'aereo che ci ha portati a Marrakech...






























lunedì 23 dicembre 2013

Piccola, grande Matilde


Che poi quattro anni, a pensarci bene, son proprio pochi.
Pochi per pretendere che tu possa razionalizzare quest'anno che si è rivelato, anche per te, così impegnativo. Anzi, forse proprio per te lo è stato ancor di più.
Hai visto nascere il tuo fratellino, Domenico, e ti sei vista portar via parecchie attenzioni, l'hai visto rimanere a casa con la tua mamma mentre tu andavi a scuola, ti sei vista sottrarre da sotto il naso innumerevoli ore di coccole di cui prima avevi l'esclusiva, hai avvertito tutta la preoccupazione e la pena dei tuoi genitori per la malattia, prima, e per l'intervento, poi, di tuo fratello. Sei stata, comunque, SEMPRE molto brava e responsabile, anche durante i giorni che ti saranno sicuramente sembrati "dell'abbandono".
Capita, alcune volte, che ti avvicini a tuo fratello e con un eccesso di "sentimento" quella tua carezza per lui diventa un pochino troppo forte. E' allora che ti guardo e cerco di scrutare i tuoi occhi nel vano tentativo di cogliere quel piccolo mondo che hai dentro, fatto sicuramente di sentimenti contrastanti tra loro e che ti auguro di riuscire a mettere in ordine per consentire sempre ai tuoi meravigliosi occhi di sorridere come solo tu sai fare.
 
 

 
Ci siamo concessi dei momenti solo con te alla casa di Babbo Natale...magia pura nei tuoi occhi.  







venerdì 6 dicembre 2013

Nella tua pancia

“mamma io voLLei ancoLa esseLe nella tua pancia”
“si stava bene lì, vero?”
“sì, al calduccio nell’acquetta e poi ti davo i calcetti…ma li sentivi tu?”
“ECCOME se li sentivo, certe pedate mi tiravi nelle costole…”
segue sbaciucchiamento con annessi abbracci e testata finale che mi riporta bruscamente sulla Terra.
Mi addormento con lei che mi dice che vorrebbe stare ancora nella mia pancia…
lo scrivo…
così, quando comincerà ad imboccare la strada della crisi adolescenziale in cui vorrà solo farmi a fettine, avrò qualche straccio di prova del suo amore per me!
 

sabato 23 novembre 2013

Si sta bene, quando si sta bene.

Si sta bene con la testa leggera, sdraiati – senza dover fare i conti con preoccupazioni e situazioni ad alto contenuto ansiogeno – su un copripiumone a pois blu.




 

Si sta davvero bene, quando si sta bene.

lunedì 28 ottobre 2013

Il nostro viaggio andata e ritorno dall'Inferno.

L'Inferno non é un luogo.
L'Inferno é uno stato dell'anima.
Ci sono stata in questi giorni. 
Ora, però, son tornata, grazie a Dio.

Ricorderò per sempre la pura angoscia che mi stritolava il cuore il giorno prima dell'intervento, l'ansia per i 4 km nel centro di Firenze fatti in due ore di auto imbottigliati nel traffico e che rischiavano di farci arrivare in ritardo per il ricovero. Ricorderò il tuo pianto mentre ti attaccavano flebo, elettrodi, saturimetri senza che capissi cosa stava succedendo; io potevo solo farti sentire la mia voce ma non spiegarti quello che ti sarebbe accaduto. E lì imparavo a conoscere la frustrazione. 
Ricorderò per sempre il momento in cui ti ho accompagnato in sala operatoria. I tuoi grandi occhioni blu si guardavano, placidi ed ignari, tutt'attorno fino a quando l'anestesista ti ha appoggiato la mascherina per la totale sulla bocca...son bastati due minuti a farteli chiudere ed ad abbandonare la presa della tua piccola manina dalla mia. Sono state due ore interminabili, papà ed io abbiamo pregato, ci siamo abbracciati ed abbiamo fatto solo ciò che potevamo: attendere. Aspettare che quella grande porta di ferro si aprisse per far uscire il neurochirurgo. Eccolo, é uscito. Sorride. BENE. Dice che l'intervento si é concluso perfettamente. Prima boccata d'ossigeno che ci arriva al cervello, comincio ad essere meno offuscata e confusa. Aspettiamo il tuo risveglio che arriva con un pianto disperato, perso, smarrito, mai sentito prima. Appena senti la mia voce ti calmi, facendomi sentire utile. Passo tutta la notte a calmare i tuoi risvegli spaventati e doloranti. Come tutte le notti, anche quella é passata. Comincia la tua ripresa: la mattina ti tolgono il catetere, le flebo, il saturimetro e tutto il bendaggio che hai in testa. Scoprono la cicatrice, lunga tutta la tua testolina. Diventerà meno gonfia, meno rossa, meno visibile. Penso a questo per cercare di non svenire. Quando, invece, hanno cercato di grattare le croste di sangue dalla ferita con una pinzetta, ecco, lí sono diventata bianca come un lenzuolo, tanto che l'infermiera mi ha accompagnato a sdraiarmi. É vero, non volevo mollare ma avrei sicuramente vomitato o sarei svenuta, ero troppo stanca, avevo l'influenza e avevo lo stomaco troppo chiuso per mangiare sufficientemente in quei giorni. Per fortuna il tuo papà é riuscito a tenerti fermo e a finire il lavoro. Siete stati bravissimi e molto forti. Tu più di tutti noi.
Quanti ricordi mi porterò dentro. Ricorderò ogni lacrima che mi é scesa sentendo piangere disperatamente le mamme nei bagni, ricorderò ogni storia che ho sentito in quell'ospedale, ricorderò ogni sorriso di speranza, ogni visino di bimbo reso paziente dalla sofferenza, bimbi così non se ne vedono in giro. 
Da oggi torno ad essere me stessa, ma non proprio uguale a prima, sento che ho aggiunto qualcosa.
Ben tornato a casa mio piccino.