venerdì 6 settembre 2013

Ritorno a respirare

Così piccolo, solo tre mesi, ho fatto fatica a guardarti mentre cercavano una vena adatta per inserire la flebo. Piangevi disperatamente su quel lettino duro e freddo, con le luci accecanti del pronto soccorso sopra i tuoi occhi. I miei occhi, invece, erano pieni di lacrime che costantemente riaffioravano. Poi ti riprendevo in braccio e cercavo di calmarti, ma poi, di nuovo, dovevano controllare qualcos'altro, ti ristaccavano da me e ti rimettevi a strillare impaurito.
Sono stati giorni di febbre alta che tornava sempre all'attacco, io ero sempre più preoccupata e confusa; finalmente la decisione del tuo ricovero, lì saresti stato più al sicuro, ora c'erano persone competenti ad aiutarti. Capiscono la causa di quei febbroni - infezione delle vie urinarie - e trovano subito la cura giusta che ti riporta ai tuoi sorrisi per me.
Ora ti guardo mentre dormi in questo lettino d'ospedale e sento che, lentamente, la tensione se ne sta andando. 
Ho avuto paura. Tanta. Tantissima.

mercoledì 19 giugno 2013

"Parto" e lascio la mia Comfort Zone

 
Prepari anche una valigia.
Non solo perché sai già che dovrai rimanere qualche giorno in ospedale ma perché devi affrontare una Partenza.
E' la partenza dalla tua Zona di Comfort.
Avevi delle abitudini, una routine ben consolidata fatta di gesti conosciuti, orari ben strutturati, che ti davano sicurezza perché tenevi sotto controllo.
Ad un certo punto, però, ti trovi di fronte ad un bivio e sei costretta ad abbandonare la strada nota per intraprenderne una nuova, che non conosci e che ti spaventa.
 
 
Questa è una delle tante  Partenze che ho fatto nella mia vita per uscire da quelle situazioni a cui ero abituata e che mi hanno spinto a volere di più, a dare alla mia vita quel quid in più che le aggiungesse valore.
 
Adesso ho un altro esserino a cui badare, un altra persona da conoscere, una altro carattere da esplorare e con cui provare a confrontarmi ogni giorno per cercare di ricostruire un nuovo equilibrio, ricominciando tutto...adesso in quattro.
 





lunedì 6 maggio 2013

Voglie in gravidanza.


Diario di bordo:
- 41 giorni allo “sgravio” (lo so – solo – perché ho scaricato l’App iMamma che ogni giorno mi rendiconta su nuovi possibili dolori e doloretti che potrebbero insorgere in questo ultimo periodo)
 
 
Le mie vere voglie sono:
o   rimpossessarmi del mio corpo;
o   potermi sdraiare supina sul letto senza sentirmi in affanno e schiacciata da un macigno che leva il fiato;
o   distruggermi di addominali (bassi, alti ed obliqui);
 
o   infilarmi le scarpe rimanendo in piedi;
 
o   mangiare TANTO salame;
 
o   mangiare TANTO sushi (che mi capita raramente di mangiare, ma voglio essere libera di poterlo fare);
 
o   dormire a pancia in giù, con tanto di rivolo di saliva sul cuscino (oh yesss!);
 
o   piantala di grattarmi compulsivamente la pancia;
 
o   smettere di farmi cogliere da insensate paranoie che martellano il cervello h 24;
 
o   mettermi la prima cosa che mi capita presa dall’armadio;
 
ed ultima ma non meno importante:
     o   P A R T O R I R E.
E’ chiaro, no, il livello di saturazione?!

venerdì 19 aprile 2013

A volte i bambini...

...piangono fanno piangere.
 
Saranno le tempeste ormonali di questa “dolce” attesa che è arrivata al suo ottavo mese, saranno state le 10 ore di lavoro a ritmi serrati, saranno i pianeti che si oppongono, sarà quel che sarà, ma io ieri sera mentre rientravo a casa con “quella bassetta”… ho pianto.
L’evento scatenante: salgo in casa dei miei genitori e la trovo al tavolo a disegnare una bambina, mi avvicino e la saluto con baci e sorrisi – felice di rivederla e felice di vedere che anche lei è felice di rivedermi – e la assecondo mentre mi chiede di aiutarla a disegnare un vestitino rosa. Inizio la mia opera d’arte (alle 19.40 con gli occhi crepati dalla stanchezza immaginate la voglia…) e la completo con dei bottoni sul davanti.
Non-l’avessi-mai-fatto.
Si è scatenato l’inferno, ho visto i quattro Cavalieri dell’Apocalisse scendere su di noi…
Scene d’isteria con strappamento di capelli perché…perché?!!
Perché non voleva i bottoni. Ah. Ok.
Faccio abbastanza finta di niente, come spesso mi comporto per gestire i suoi capricci, e la preparo per tornare a casa. Dentro avevo il FUOCO. Lei che mi guardava con occhi feroci.
Saliamo in macchina ma evidentemente nota il mio disappunto e non fiatiamo per tutto il tragitto. La radio era accesa e per fortuna copriva i miei singhiozzi strozzati ma non poteva fare altrettanto con le mie lacrime, ma tanto correvo solo il rischio che le vedessero gli automobilisti in direzione opposta alla mia, poco male.
Per la prima volta nella sua vita non mi ha chiesto di cambiare “cancione, pecchè questa non mi piace”.
Questa mattina, invece, dopo la riappacificazione domestica della sera prima, in macchina ha esordito dicendo: “Hai visto mamma che ieLi seLa ho ascoltato tutte le cancioni senza diLti di cambaLLe”?
Ha forse capito che aveva esagerato un tantino?! Speriamo, intanto, però mi ha fatto passare una brutta mezz’ora di bruxismo selvaggio.

martedì 16 aprile 2013

Quel che ho capito fin qui.


 
Una cosa - in questi miei primi trent’anni di vita - ho capito di me: mi si odia o mi si ama.
P r o f o n d a m e n t e.
Non esistono vie di mezzo.
Nei prossimi trent’anni ne capirò anche il motivo.
 
Stay tuned.

giovedì 28 marzo 2013

Se il valore di una madre si vede dai piccoli gesti.


Interno sera.

Sto cucinando, sono appena rientrata a casa dal lavoro; Matilde, recuperata dal suo papà da casa dei nonni, varca la porta sorridendo a 32 denti (che dico…ha solo 3 anni e mezzo, già tanto se ne ha 20 in tutta la bocca…) e mi viene incontro raggiante con il lavoretto pasquale, che ha fatto a scuola, tra le sue piccole manine ancora zozze di tempera ed altro materiale non meglio identificato.

“Matilde, che bello! Il tuo lavoretto di Pasqua…ah sì, c’è anche il bigliettino con una poesia attaccato al pacchetto di questo meraviglioso uovo di gallina sodato, colorato, su sfondo viola, con tanti fiorellini multi tonalità…”

“Sci mamma, l’ho fatto pettè e pel il papà…”

Tenendo nella mia mano il pacchetto contenente l’uovo, mentre ci guardiamo dritte negli occhi, sognanti ed amorevolissimi…

SPLACH.

Non ho il coraggio di abbassare gli occhi, giuro, non ce la faccio, rimango fissa su di lei; anche lei non si smuove, rimaniamo così, raggelate per qualche secondo.

“Ops…Matilde, ma che fortuna! Si è solo crepato in nmila punti…! Rimettiamolo nel pacchetto e lasciamolo qui buono buono, ora, eh?!”

Se la valenza di una madre si vede dai piccoli gesti: iniziamo bene!

martedì 19 marzo 2013

A volte fuggo.

Pianifico la fuga.

La pregusto proprio: medito, organizzo, scelgo la meta, cerco i luoghi da visitare anche se - già so - che farò poco e niente, perché io fuggo essenzialmente per riposare. Per ritrovare la mia dimensione, per ascoltare i miei ed i nostri bisogni di coppia, spesso trascurati “fino a data da destinarsi”…

Mi allontano da quel vivere quotidiano che schematicamente avvolge le mie giornate, che mi frulla come una centrifuga per poi sputarmi la sera, inerte, sotto le lenzuola. E nemmeno mi accorgo che è già mattina. Via, daccapo tutto.

Spesso tengo botta; a volte, invece, fuggo.
                                           Merano

 
"Ci sono due tipi di persone al mondo: quelle che tengono duro e fanno fronte e quelle che se ne scappano. Scappare è meglio. "
Al Pacino, in Profumo di donna, 1992